Si è svolto ieri, presso la sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio a Roma, il Convegno dal titolo “L’eCommerce: un’opportunità di sviluppo per l’economia italiana”.

L’incontro è stato aperto da Antonio Palmieri, deputato Intergruppo Innovazione, che ha illustrato i temi e i contenuti del convegno:

  1. rischi e opportunità della vendita online nel contesto competitivo internazionale;
  2. l’evoluzione dell’eCommerce nel nostro Paese;
  3. lo sviluppo dell’offerta negli ultimi anni e l’esempio di alcuni casi di eccellenza;
  4. il ruolo degli operatori internazionali sul mercato italiano;
  5. il ruolo assunto dalle istituzioni.

L’eCommerce è sempre più un canale necessario e cruciale per le imprese che vogliano fare business sia nel nostro Paese, sia su scala globale” ha affermato Roberto Liscia, presidente del consorzio Netcomm , che ha aperto la tavola rotonda sui rischi e i vantaggi offerti dal commercio elettronico. E ancora “la politica deve cogliere le opportunità che solo la rete, oggi, è in grado di assicurare al nostro tessuto imprenditoriale, sostenendo aziende, startup e player internazionali con norme chiare e trasparenti”.

È proprio la mancanza di un ecosistema normativo, infatti, che fa sì che l’Italia sia in ritardo, rispetto al resto d’Europa, come numero di imprese online. Basta vedere il posizionamento dell’Italia, indietro la Spagna, nonostante la nostra popolazione sia di gran lunga superiore (circa 15 milioni in più di abitanti).

Il dato positivo che il presidente di Netcomm ha tenuto però a sottolineare, è che i consumatori digitali stanno crescendo a ritmi vertiginosi. Metá delle famiglie italiane acquista in rete e almeno una persona all’interno di questi nuclei è decisore di acquisto online.

L’eCommerce in Italia è un mercato che cresce in doppia cifra.

Il valore del fatturato complessivo dell’ultimo anno è di 13,3 miliardi di euro (17% in più rispetto all’anno precedente) e gli acquirenti online sono passati da 9 a 16 milioni. Tutti dati positivi, se non fosse che il numero di imprese con un canale di vendita online pesa per il 4% (30.000 imprese di commercio elettronico) sul numero totale di imprese attive in Italia. Una quantità non ancora sufficiente considerando che in tutta Europa si contano 645 mila imprese, le stesse che, tra l’altro, sono riuscite a creare più di 2 milioni di posti di lavoro, riducendo in parte il tasso di disoccupazione, altra sfida cruciale per le istituzioni.

la dinamica delle vendite ecommerce

In Italia sono 2,6 miliardi le persone connesse di cui 1, 2 miliardi quelle che acquistano online (in Europa mezzo miliardo di utenti contro i 264 milioni di acquirenti), ma i consumatori italiani stanno acquisendo sempre più familiarità con i nuovi strumenti che la tecnologia offre. Il trend ha in qualche modo stravolto i paradigmi del commercio tradizionale: non è più l’impresa che vende, ma il consumatore che compra. Un consumatore sempre più protagonista, che si informa con qualsiasi dispositivo, soprattutto lo smartphone, che insieme al tablet ha determinato la vera digitalizzazione nel nostro paese.

Il digitale – conclude Roberto Liscia – potenzierà il commercio del futuro, poiché crea nuove competenze e rappresenta una leva di export e competitività. L’Italia è uno tra i Paesi con più ampi margini di miglioramento, quindi bisogna spiccare il balzo e far capire alle istituzioni l’importanza di norme che regolino il mercato dell’eCommerce.

Alcuni dati numerici sull’evoluzione del commercio elettronico in Italia, sono stati poi illlustrati da Riccardo Mangiaracina, ricercatore presso il Politecnico di Milano, che ha presentato i risultati dell’Osservatorio eCommerce B2C, suddividendoli in 5 macro categorie: vendite, settore merceologici, valore dell’export, valore dell’acquistato e tipologia d’offerta.

In questa economia che avanza con fatica, il mercato dell’eCommerce cresce senza interruzione, trainato soprattutto dalla vendita dei prodotti (14% in più rispetto all’anno precedente), che rappresentano il 45% dei volumi di vendita totali, con un valore medio pari a € 300. Se consideriamo il segmento delle vendite da mobile il peso sull’intero mercato dell’eCommerce è pari al 10% (poco più di un miliardo di euro), che insieme ai tablet raggiunge il  20%.

la distribuzione delle vendite per comparto merceologicoI settori merceologici più redditizi sono, in ordine, il turismo, l’abbigliamento, l’informatica, le assicurazioni, l’editoria, il grocery, l’agglomerato di comparti e infine il couponing. Tuttavia chi contribuisce realmente alla crescita dell’eCommerce in Italia sono il food&wine, arredamento e design e la cosmetica.

Stando ai dati di Netcomm e del Politecnico di Milano l’export è aumentato del 24%, generando un valore di 2,5 miliardi di euro, provenienti dai mercati Europa, USA, Giappone e Russia.  La Cina è un mercato che continua a crescere, ma per niente semplice da gestire vista la presenza di grandi player come Alibabà.

Il valore dell’acquistato è di 14 miliardi di euro, che confrontati con il totale dei retail nel nostro paese, pesano solo il 3%. Attualmente i web shopper sul  territorio italiano sono 16 milioni, cresciuti del 14% rispetto all’anno scorso, ma chi acquista con una certa regolarità genera di per sé il 90% della spesa totale.
Dal punto di vista dell’offerta, le aziende che distribuiscono prodotti e servizi attraverso il canale di vendita online, si suddividono in tre tipologie: le dotcom, ossia le imprese nate per vendere su internet, che ad oggi rappresentano il 50% del totale, seguite dagli aggregatori (30%) e dai retail online (20%).

Riccardo Mangiaracina ha concluso il suo speech constatando che il valore del mercato eCommerce non può ancora definirsi soddisfacente se messo a paragone con il resto dell’Europa e del mondo.

Cosa fare dunque per migliorare la situazione?

Bisogna far crescere l’offerta con l’innesco di logiche multicanale, agevolare la normativa e far ripartire l’export con gli strumenti per tarare le giuste strategie”.

A seguire, come da programma, sono stati illustrati i casi di eccellenza di aziende che hanno saputo cogliere le opportunità offerte dalla digitalizzazione.

Sfide e difficoltà del commercio elettronico sono state condivise da Vincenzo Cannata, co-founder di Lovedesign, Lucio Carli amministratore di Fratelli Carli, Edoardo Giorgetti, CEO di Banzai e il presidente di Confindustria digitale, Elio Catania, il quale ha tenuto a precisare che

l’84% delle imprese fallite l’anno precedente non aveva un sito web”.

Questo è sintomo del bisogno sempre più urgente di riprogettare il paese attraverso un sistema che insista in questa direzione, con la speranza che il 2015 possa finalmente essere l’anno della svolta.

Stiamo vivendo quella che è stata autorevolmente definita Terza Rivoluzione Industriale. Internet oggi è l’esperienza più totalizzante che la storia abbia mai vissuto e l’Italia è il paese perfetto per aver successo in questa rivoluzione, grazie alla notorietà spontanea del Made in Italy. Ciò che manca nel nostro paese non è la domanda bensì l’offerta

Questo il messaggio conclusivo che Roberto Liscia ha lanciato alla platea dei partecipanti al convegno sulle opportunità dell’ecommerce per lo sviluppo dell’economia e del sistema Paese.

 


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